Sui Social Network le dimensioni (del cervello) contano

I Social Network offrono il modo per restringere la cerchia degli amici“: questo il titolo dell’articolo apparso ieri (9 maggio 2011) su nytimes.com a proposito della nuova tendenza dei social network, ossia quella di “rifugiarsi” all’interno di piccoli gruppi dove poter condividere informazioni su di noi e sulla nostra quotidianità, certi che gli altri (pochi) membri abbiano i nostri stessi bisogni e le nostra stessa visione del mondo. Pare insomma che “il troppo stroppi”.

Così, se da una parte ci entusiasma la facilità con cui possiamo coltivare relazioni a distanza (di tempo e di spazio) e conoscere persone nuove grazie alle reti sociali del web, dall’altra sembra predomini in noi il bisogno di relazionarci con un numero limitato di persone.
A testimonianza di questa ipotesi, una utilizzatrice di Path (social network in cui i gruppi non possono superare i 50 iscritti) spiega che chi fa parte della sua ristretta comunità virtuale “sono persone che si interessano agli eventi che giorno per giorno capitano nella mia vita, o se il mio cane fa qualcosa di buffo. Su Facebbok, ho amici e parenti che non necessariamente sono interessati a queste cose – e inoltre non necessariamente io vorrei che loro le vedessero”.

La lettura di questo articolo mi ha riportato alla mente quel Numero di Dunbar di cui si è molto discusso lo scorso anno (e che è stato nominato anche nel corso dell’intervento di Massimo Bustreo alla Cà Foscari Digital Week). Il numero in questione è 150 ed indica la quantità massima di persone con le quali l’essere umano sarebbe in grado di portare avanti rapporti soddisfacenti e motivanti. Il professor Robin Dunbar, da antropologo evoluzionista, motiva questa cifra in termini biologici:

The way in which our social world is constructed is part and parcel of our biological inheritance. Together with apes and monkeys, we’re members of the primate family – and within the primates there is a general relationship between the size of the brain and the size of the social group. We fit in a pattern. There are social circles beyond it and layers within – but there is a natural grouping of 150.

[il modo in cui il nostro mondo sociale è strutturato è parte integrante del nostro patrimonio biologico. Come le scimmie, facciamo parte della famiglia dei primati - e all'interno dei primati c'è una generale corrispondenza tra la dimensione del cervello e la dimensione del gruppo sociale. Rientriamo in uno schema. Ci sono circoli sociali al di là di esso e strati interni ad esso- ma vi è un raggruppamento naturale di 150].

Non si tratterebbe di essere più o meno portati alle relazioni interpersonali, quindi, o di avere confidenza o meno con gli strumenti della rete. Sembra che il nostro sia un limite biologico: il nostro cervello non è abbastanza grande per “sopportare” più di 150 (veri) amici.
Se avete voglia di approffondire la visone di Dunbar, vi segnalo questa intervista.

Se invece siete curiosi di sapere come il web ed il mobile si siano organizzati per accontentare i nostri bisogni -sociali- primari, potete dare un’occhiata a questi link:
Disco (applicazione per device Apple e Android per chattare con gruppi ristretti);
Shizzlr (creato appositamente per pianificare eventi);
GrupMe (app mobile per chat room private sul proprio smartphone);
Rally Up (un’applicazione per veri amici).

Se, infine, avete voglia di dirci cosa ne pensate voi, potete lasciare un commento. (Oppure raccontarlo a 150 amici :-) ).

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Internet, virtuale e virtuoso

La salvaguardia e conservazione dell’ambiente sono un fatto in primo luogo di educazione.
Così come un bambino all’inizio della sua vita ha bisogno di modelli ed esempi virtuosi per formarsi, allo stesso modo la società e le aziende hanno bisogno di esempi che comunichino e stimolino questo processo. La rete può rivelarsi un ottimo strumento di divulgazione e promozione di attività ed iniziative eco-compatibili.

Nell’ultimo periodo sono diversi gli eventi che associano il web a tematiche “verdi”.
Il primo Unfriend Coal è quello che vede Greenpeace proporre a Facebook una roadmap suddivisa in quattro punti per portare il colosso ad una gestione eco-sostenibile e ad impatto zero delle sue strutture. Facebook è una realtà conosciutissima, un suo esempio in ottica ambientale potrebbe avere un impatto fortissimo, ed è quello a cui Greenpeace giustamente punta.

Altro caso è quello dell’azienda Electrolux che sta finanziando la spedizione di ricerca Vac from the Sea che avrà il compito di monitorare il livello d’inquinamento del mare determinato dalle grandi quantità di materia plastica riversate. L’azienda aveva anche lanciato un concorso per selezionare un blogger da inviare al seguito dell’equipaggio 5 Gyres con il compito di tenere un diario di bordo sull’andamento della spedizione. Il nome prescelto è stato quello di Brit Ligget.

Attenzione particolare anche per l’iniziativa che vede scendere in campo una delle realtà ambientaliste più importanti a livello mondiale: il WWF. Sua la paternità della campagna di sensibilizzazione sull’eccessivo consumo della carta dal titolo Save as WWF, per la quale è stato ideato il formato file WWF in sostituzione del tradizionale PDF.

Ancora una volta il web si dimostra il luogo ideale per realizzare un cambiamento.
In questo caso, verde.

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  • nonostante gli aggiornamenti quando si va in modifica banner e scegli un nuovo documento mi resta sempre quello di prima ...

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    sistemati banner inseriti con il codice php adesso in modifica banner non mi permette più di aggiornare il banner con ...

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    @Tommaso: eseguendo l'upgrade direttamente da WordPress devi disattivare e poi riattivare il Plugin.

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    dalla versione 3.0 non si visualizzano più i banner inseriti in precedenza con il codice php

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    Hi, try 3.0.1 release now available. Let me know if all work properly. Thanks for report and support Regards

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    @Fabio: il problema è che con i filmati Flash il link va inserito all'interno del filmato e non in WP ...

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